Xinran, giornalista e scrittrice,  e' nata a Pechino, ma dal 1997 vive a Londra. Ha pubblicato numerosi libri e, per aiutare i bambini cinesi che vivono in condizioni di disagio, ha fondato la fondazione benefica "The Mothers' Bridge of Love". Il suo libro piu' famoso e' "La meta' dimenticata", ma io ho letto "Le figlie perdute della Cina". Era su una mensola sulla quale avevo accumulato libri principalmente sulla lingua cinese, ma anche sulla storia e sulla cultura di questo mondo così affascinante. Era un libro dimenticato, ma quando l' ho avuto fra le mani e ho letto il titolo era un momento per me particolare e ho deciso di leggerlo. Nel giro di pochi giorni l' ho concluso restando a dir poco traumatizzata ed al tempo stesso commossa dal racconto.Ancora una volta ho pensato a quanto e' difficile essere donne a questo

Eduardo, Filippo e …. dè e fumetti
Carissimi paesani, compaesani e conterranei,
carissimi amici che sono e che lo diventeranno,
troppo spesso, ma mal volentieri, ho visto e sentito ridimensionare la statura grande - grande del nostro paese ad un goffo metro e ho…ttanta voglia di crescere… e troppo spesso ho visto e sentito raccontarlo come gracilino di costituzione tanto da non poter sopportare e sorreggere il peso di un probante sviluppo.
Ma insomma!!! Chesta è na storia c'adda fernì!
L'”edificio partenopeo” è un albergo a cinque stelle e non certo per una questione di rating, ma piuttosto per una questione di stile, uno stile taccheggiato, copiato e servito in salsa sudamericana che pare e' cchiu' e cchiu' a' salsà cu o' rau' e cu a' tracchiuléll!
Con tanta superficialità dimentichiamo spesso di essere unici, di essere il simbolo di una unicità che affonda le sue radici e la sua credibilità in quella messinscena, il vissuto meridionale, che nel suo quotidiano io speriamo che me la cavo simpatizza costantemente col più alto dei Signori: o' Padreterno.

Il teatro è una delle più antiche e conosciute tradizioni artistiche della città di Napoli. Le prime tracce del teatro napoletano risalgono alla fine del Quattrocento, ai tempi della corte aragonese con opere di Iacopo Sannazzaro e Pietro Antonio Caracciolo che ebbero il merito di far uscire il teatro dalle mura delle corti e dei palazzi portandolo tra la gente. Infatti, questi due poeti ,che erano anche attori e registi attingevano dal popolo le storie e la dialettica.
Alla fine del Cinquecento fu ideato dall’attore Silvio Fiorillo il personaggio di Pulcinella una maschera plasmata dai vari attori che l’hanno interpretata diventando la voce del popolo napoletano e uno strumento di critica e di satira politica . Il più grande interprete di Pulcinella fu  sicuramente Antonio Petito, chiamato anche con l’appellativo di Totonno ‘o pazzo, l’unico a trasformare maggiormente il  personaggio. Esordì sulla scena all’età di sette anni e nel 1853, Totonno ereditò dal padre Salvatore (attore) la maschera di Pulcinella. Una vera e propria investitura  del camice bianco che lo consacrerà negli anni a venire come Il Re dei Pulcinella e Il Re del San Carlino.
Suo allievo fu Eduardo Scarpetta che parlava così del maestro:  “Petito era capace di buttare giù una commedia in pochi giorni; ma per scriverla aveva bisogno di parecchie risme di carta, di parecchie dozzine di penne d’oca e di un litro d’inchiostro, metà per la commedia, metà per imbrattarsi gli abiti, le mani e la camicia. E le lettere si allungavano come tracciate dalla mano incerta d’un bambino, ora tenendosi ritte a stento, ora barcollando. Le righe si mutavano da orizzontali in trasversali, e così si andava avanti per pagine intere”.
A partire dall’Ottocento questo personaggio viene rielaborato e da servo furbo e sciocco che riesce sempre ad averla vinta viene modernizzato e spalleggiato dal Felice Sciosciammocca della commedia di Scarpetta. Quest’ultimo rinnovò il teatro introducendo personaggi della borghesia cittadina assecondando i gusti ormai cambiati del pubblico.

“Le avventure comiche di Ottavio e le tre belle moschettiere” è uno spettacolo-omaggio al teatro di varietà, un genere di spettacolo di carattere leggero nato a Napoli alla fine del XIX Secolo, una risposta nostra ai cafè-chantant francesi.
Il varietà lanciato negli anni artisti come Totò, che cominciò a Napoli, nei teatrini del Quartiere Ferrovia, con le imitazioni di Gustavo De Marco (l’uomo di gomma) per poi approdare al teatro “JOVINELLI” di Roma, tempio della comicità italiana che ospitò anche le riviste di Erminio Macario, il comico “con il ciuffetto” e l’aria candida. E poi ancora Ettore Petrolini, Nino Taranto (uno dei più grandi attori italiani, il macchiettista  dalla “paglietta con i pizzi”), i fratelli De Filippo per poi arrivare a Wanda Osiris con le prime riviste nei quali figuravano attori come Alberto Sordi ed Enrico Viarisio, a personaggi come Gino Bramieri, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia e Walter Chiari.
Ne “Le avventure comiche di Ottavio e le tre belle moschettiere” sono presenti quattro sketch.

"Spudoratamente insieme" è una commedia brillante in due atti di Michele Pagano. Allestimento  e Regia di  Enzo Di Santo  (in ordine di apparizione):
Ferdinando Smaldone (Lorenzo), Valentina Cimmino (Silvia), Carmen Giordano (Carmen), Ottavio Buonomo (Primo), Gerardo Carola (Sergio) e Rita Amato (Monica, segretaria).
La commedia con questo cast debutta a Cercola il 27 e 28 febbraio 2010.
Assistente di regia Imma Ferrari